DOCUMENTO SU SUPERFICI AGRICOLE IN ITALIA E TRANSIZIONE ENERGETICA

In questo documento vogliamo dimostrare che non c’è conflitto tra mantenimento ed anzi espansione dell’attività agricola e Transizione Energetica, quindi con la realizzazione di parchi agrivoltaici in particolare quelli “avanzati” dove “la superficie minima destinata all’attività agricola/pastorale, nell’ambito del sistema agrivoltaico, risulti pari almeno al 70% della superficie totale del sistema agrivoltaico”. Tali iniziative si coniugano in pieno con la così detta “agricoltura di precisione” cioè con un approccio alla gestione agricola che sfrutta tecnologie digitali, sensori (satellitari, su droni, a terra) e analisi dei dati per comprendere e rispondere alla variabilità delle condizioni, applicando le giuste risorse fisiche (acqua, fertilizzanti) ed energetiche nel posto e al momento appropriati. Il tutto per ottimizzare le pratiche, aumentare la produttività, migliorare la qualità dei prodotti e ridurre gli sprechi e l’impatto ambientale. Anzi i parchi agrivoltaici “avanzati” possono essere uno strumento per riportare alla coltura terreni già agricoli dismessi o mai coltivati.

La Superficie Agricola Utilizzata (SAU) in Italia

La Superficie Agricola Utilizzata (SAU) in Italia ammonta a circa 12,5 milioni di ettari (125.000km2), che rappresenta circa il 41,38% dell’intera superficie nazionale (302.073km2). La superficie italiana totale consumata copre il 7,16% del territorio (7,26% al netto della superficie dei corpi idrici permanenti) e quindi si attesta sui 21.930km2. Tolte le superfici montane (35,2% pari a 106.330km2) rimarrebbe più del 16% del territorio italiano, circa 50.000km2 che non ricade nelle tre categorie precedenti.

  1. Dati SAU e loro andamento

Il primo censimento dell’agricoltura (ISTAT), riferito al 1961, contò 4 milioni e 294mila aziende agricole per 26,2 milioni di ettari di SAT (Superficie Agricola Totale), mentre il secondo censimento, riferito al 1970, ne contò 3 milioni e 697mila, per 25 milioni di ettari di SAT. Nel 2020 la SAT occupava 16.474.000ettari con una riduzione del 37,12% rispetto al 1961.

Negli ultimi 38 anni (1982-2020), l’Italia ha perso circa il 20,8% della Superficie Agricola Utilizzata, passando da 15,833 milioni di ettari a 12,535 milioni di ettari.

Il numero di aziende agricole è diminuito drasticamente negli ultimi 59 anni (1961-2020), passando da 4,3 milioni (1961) a 1,1 milioni (2020). Nell’arco dei 38 anni (1982-2020) sono scomparse quasi due aziende agricole su tre passando da 3.133.118 a 1.133.023. La riduzione è stata più accentuata tra il 2000 e il 2020: il numero di aziende agricole si è infatti più che dimezzato rispetto al 2000, quando era pari a quasi 2,4 milioni.

Se si limita il confronto agli ultimi due Censimenti generali, riferiti al 2010 e al 2020, il numero di aziende è sceso poco oltre il 30% (-487mila), a cui si è associato un calo meno drastico della SAU, (-2,5%).

La riduzione del numero di aziende agricole è anch’essa una delle cause della riduzione della SAU. La riduzione delle aziende è dovuta anche alla mancanza di un ricambio generazionale, nonostante i contributi ai giovani e una rivalutazione sociale del ruolo, i giovani che entrano sono meno dei vecchi che escono.

Tra il 2010 e il 2020 a fronte di una flessione del 2,5% in media nazionale, la SAU cresce in otto regioni (Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lazio, Puglia, Sardegna) mentre tra quelle dove si registra una riduzione, oltre alle due province autonome spiccano la Toscana (-15,2%) e la Basilicata (-11,1%). Nel complesso, le superfici si riducono meno nel Nord-est (-1,7%) e nel Nord-ovest (-2%) e risultano in lieve crescita nelle Isole (+1,4%).

La dimensione media aziendale tra il 1982 e il 2020 è più che raddoppiata, passando da 5,1 a 11,1 ettari medi per azienda.

Digitalizzazione: nel 2020 il 15,8% delle aziende agricole usa computer o altre attrezzature informatiche o digitali per fini aziendali, una quota oltre quattro volte superiore a quella rilevata con il Censimento del 2010 (3,8%).

  1. Cause della riduzione della SAU

Cause Strutturali

  • Abbandono dell’Attività Agricola: Soprattutto nelle aree interne, montane e collinari marginali, a causa di bassa redditività e difficoltà di gestione. Questo avviene sopratutto per le aziende piccole, o medio-piccole, (più dell’ 80% delle aziende sta sotto i 50.000 euro di fatturato, e circa il 50% sta sotto gli 8.000 euro) e questa “povertà” comporta la difficoltà o impossibilità ad investire.

    Questo terreno non coltivato spesso si trasforma in bosco che infatti ha registrato nei decenni un’espansione passando dal 19,4% del territorio nazionale del 1961 al 36,4% del 2020 pari a circa 11 milioni di ettari (dati Rete Rurale Nazionale RRN 2014-2020 (2020) The state of italian forests, executive summary).

  • Antropizzazione e Consumo di Suolo: L’espansione urbana, industriale e infrastrutturale (cementificazione) sottrae in modo permanente terreno agricolo al ciclo produttivo.

  • Ristrutturazione Aziendale: Il forte calo nel numero di aziende ha portato all’abbandono dei terreni più piccoli o meno produttivi, mentre le aziende rimanenti sono diventate mediamente più grandi.

  • La Politica Agricola Comune (PAC) e le politiche nazionali tendono a favorire i grandi proprietari terrieri, penalizzando i piccoli e medi agricoltori, soprattutto nelle aree interne, e ostacolando l’ingresso di giovani nel settore.

  • Le grandi aziende agricole si accaparrano i terreni migliori lasciati dalle aziende che chiudono e quindi c’è la concentrazione nelle mani dei più grandi che aumentano le loro superfici e quindi aumentano il peso del contributo PAC sul proprio bilancio (già oggi l’80% della PAC va all’20% delle aziende) e hanno la capacità di investire in tecnologie e attrezzature aumentando il gap con le aziende piccole sempre più tagliate dal mercato e quindi predestinate alla chiusura.

  • Bisognerebbe quindi invertire questa tendenza e dare opportunità di crescita economica alle piccole realtà, far tornare un valore la coltivazione delle aree marginali. Concentrare le poche risorse oggi disponibili (la PAC avrà un taglio del 20%) e le soluzioni a difesa dell’agricoltura, verso le piccole realtà.

  • La grande distribuzione organizzata (GDO) che ha un forte potere contrattuale e impone costi aggiuntivi ai produttori per il confezionamento e l’esposizione dei prodotti sugli scaffali, creando, in alcuni casi, situazioni di squilibrio tra grandi aziende e piccoli agricoltori.
  • Cambiamenti nelle abitudini alimentari: La crescente domanda di prodotti alimentari trasformati e di importazione riduce il mercato per i prodotti agricoli locali e tradizionali.

L’Impatto del Cambiamento Climatico

Il cambiamento climatico influenza la SAU agendo come un fattore che spinge all’abbandono o alla non coltivazione di aree prima produttive attraverso eventi climatici estremi di crescente frequenza e intensità che producono spesso dissesto idrogeologico, siccità prolungata e deficit idrico soprattutto al sud, alterazione delle condizioni agronomiche con modifica dei cicli colturali (fioritura, maturazione) che influisce sulla qualità nutrizionale degli alimenti e aumenta lo stress termico per le piante.

Questi fenomeni climatici riducono l’attrattiva e la redditività di ampie aree agricole, contribuendo alla messa a riposo forzata o all’abbandono di colture o alla conversione verso colture più resistenti o di nuovo tipo (es. colture tropicali al Sud), ma con rischi e incertezze.

In conclusione, se in passato la riduzione della SAU era dovuta principalmente all’urbanizzazione e all’abbandono strutturale, oggi il cambiamento climatico amplifica e accelera questo processo, rendendo la gestione del suolo agricolo sempre più precaria e spingendo le aziende agricole (in particolare quelle più piccole e meno resilienti) a cessare o ridimensionare l’attività.

Quindi chi vuol difendere l’agricoltura non può che puntare con decisione a contrastare il cambiamento climatico con una transizione energetica il più veloce possibile.

  1. Composizione della SAU

La SAU in Italia è composta da diverse tipologie di coltivazioni, con una prevalenza di:

  • Seminativi: rappresentano più della metà della SAU con il 57,4% del totale al 2020, in aumento +2,9% rispetto al 2010. Includono cereali, legumi, ortaggi e colture industriali. Tra i seminativi, i cereali e i foraggi sono i più diffusi.

  • Prati e pascoli permanenti. Costituiscono la seconda categoria per estensione, coprendo circa il 25% della SAU al 2020. Sono terreni non soggetti a rotazione, utilizzati per il pascolo del bestiame o la produzione di foraggio.

  • Colture permanenti – Legnose agrarie: come vigneti, oliveti, frutteti e altri tipi di coltivazioni legnose agrarie. La loro incidenza si attesta intorno al 17,4% della SAU al 2020.

  • Orti familiari 0,1% al 2020.

Esistono classificazioni delle coltivazioni in funzione di quanto possono tollerare l’ombreggiamento e questo elemento deve ovviamente essere valutato con attenzione per realizzare impianti FER di agrivoltaico. Esistono colture che, con l’ombra, convivono in tranquillità e altre che addirittura dall’ombreggiamento trovano beneficio. A seconda del tipo di coltivazione deve essere progettata la configurazione più adatta per garantire un’ottimale resa agricola ed energetica.

Alcune sperimentazioni condotte in Germania e riportate nelle guida del Mite hanno valutato il comportamento di diverse colture alla riduzione dell’illuminazione diretta causata dai pannelli. Risultano adatte o molto adatte molte coltivazioni, tra cui segale, orzo, avena, cavolo verde, colza, piselli, asparago, carota, ravanello, porro, sedano, finocchio, patata, luppolo, spinaci, insalata, fave. Risultano compatibili anche cipolle, fagioli, cetrioli, zucchine, mentre non sono adatte le piante con un elevato fabbisogno di luce, ad esempio frumento, farro, mais, alberi da frutto, girasole.

Occorre poi ricordare che il 25% della SAU al 2020 è composta da Prati e pascoli permanenti.

  1. Agricoltura biologica

Un dato in controtendenza rispetto al calo generale è la crescita della superficie agricola destinata all’agricoltura biologica. Negli ultimi 33 anni, la superficie coltivata a biologico è aumentata, rappresentando nel 2023 circa il 19,8% della SAU italiana per 2,456 milioni di ettari. L’obiettivo europeo e nazionale è di raggiungere il 25% di SAU biologica entro il 2030

All’interno del settore biologico, la distribuzione è la seguente:

  • Seminativi: 42%

  • Prati e pascoli: 30%

  • Colture permanenti: 23%

  • Ortaggi: 2,5%

Anche per l’agricoltura biologica valgono le precedenti considerazioni svolte sugli impianti FER e la loro compatibilità con l’attività agricola in particolare per l’Agrivoltaico avanzato.

Pisa 3 ottobre 2025

Associazione ambientalista

LA CITTÀ ECOLOGICA APS

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