La Città ecologica per il Litorale

Il mare e la costa, l’ambiente boscato e il sistema dunale sono le vere risorse del nostro litorale e vanno tutelate come un bene prezioso.

Purtroppo i cambiamenti climatici in atto mettono a rischio queste risorse e arrivano a trasformare il mare in una minaccia per la costa e per gli insediamenti umani.

Le previsioni scientifiche più ottimistiche stimano, nel caso di riuscire a contenere al 2100 in 2°C l’incremento del riscaldamento globale, un aumento del livello del mare che va dai 25 ai 70cm. Ancora peggiori ovviamente le previsioni nel caso l’aumento di temperatura sia superiore.

Se si somma a questo la subsidenza che provoca l’abbassamento dei terreni ed il ridotto apporto sedimentario da parte del fiume si comprende che la priorità per il litorale è l’erosione della costa, sia oggi che in prospettiva.

Occorre un piano generale di lotta all’erosione che abbracci almeno la costa da Livorno a Viareggio, affidato ad esperti di livello internazionale, che sappiano individuare metodi innovativi di difesa, metodi che coniughino efficacia e salvaguardia del paesaggio, andando a ridisegnare l’interfaccia mare-terra.

In questo contesto appare inconcepibile la realizzazione della nuova darsena Europa in ampliamento del porto di Livorno. È un’opera ambientalmente non sostenibile in sé e quindi da non realizzare. Gli effetti sulla costa pisana potrebbero essere catastrofici. Ci vuole una grande mobilitazione, fuori da logiche di campanile, per fermare il progetto.

Prodotto dei cambiamenti climatici è anche l’aumento della frequenza di fenomeni atmosferici estremi, come le piene fluviali, resi devastanti dall’innalzamento del livello del mare. In questo contesto appare preoccupante, anche per la sicurezza della città di Pisa, la grande quantità di manufatti fissi che ingombrano la Golena d’Arno. Essi peggiorano le condizioni di deflusso e compromettono il ruolo delle golene come luoghi naturalmente destinati al deflusso delle piene. L’apertura dell’Incile rende oggi possibile il trasferimento di almeno una parte dei rimessaggi sui Navicelli, anche per restituire alla fruibilità pubblica la Golena d’Arno, luogo di grande valenza turistica.

La mobilità è indubbiamente uno dei problemi centrali del litorale, assediato in estate (e non solo) da un mare di auto. Bisogna dire con chiarezza che il nostro litorale non è compatibile con questo tipo di mobilità. Totale è la nostra contrarietà a qualsiasi nuova strada, allargamenti significativi di strade esistenti, nuovi parcheggi nelle zone boscate. Unica soluzione è la realizzazione di una Tranvia, che colleghi Pisa con Livorno via Marina-Tirrenia-Calambrone. È un’opera importante, lunga quasi 30Km, quindi costosa. Ma è indispensabile se si vuole uno sviluppo sostenibile del litorale.

La nuova pista ciclabile in via di realizzazione sul tracciato dell’ex Trammino è parte della “Ciclovia dell’Arno” (270km), in prospettiva congiunta con la Ciclovia Tirrenica di 1200Km. È un’opera bella ed importante, che attira in primo luogo un turismo sostenibile che è molto diffuso in tutta Europa. Essa dà tuttavia un contributo modesto alla risoluzione dei problemi della mobilità verso il litorale: non è quello il suo scopo principale. Il luogo naturale di una tale pista sarebbe stata la Golena dell’Arno, ombreggiata e con una vista stupenda, ma purtroppo la situazione è nota. A parte i sogni, fosse dipeso da noi l’avremmo progettata insieme ed a fianco della vecchia linea del trammino, mantenendo la possibilità di riutilizzare quel sedime demaniale anche per il nuovo tram, semmai ampliando di poco la larghezza complessiva. Si è fatta una scelta diversa.

Non è tuttavia questo che fa svanire la possibilità di realizzare la linea tranviaria per il litorale. Semmai stimola a ricercare nuovi percorsi, magari più interni agli abitati di La Vettola e San Piero a Grado.

Il problema vero è che è necessario trovare un accordo con il Comune di Livorno, che negli anni non ha manifestato grande interesse per la linea tranviaria. In questo si dovrebbe impegnare l’Amministrazione pisana, evitando polemiche “politiche” e cominciando a lavorare con un’ottica di Area Vasta. L’Amministrazione dovrebbe inoltre investire risorse per la progettazione della nuova Tranvia dal momento che senza progetti (e disponibilità a cofinanziamenti) non si accede a finanziamenti europei.

Il Piano di Recupero dell’ex Motofides sembra arrivare a conclusione. Condivido molte della argomentazioni portate da Fabiano Corsini e quindi non le ripeto. A me appare, come la “Darsena Europa”, un progetto di un’altra epoca storica. Si parla di circa 50.000mq di Superficie Utile Lorda di edificato, circa 150.000mc di costruzioni, con fabbricati alti fino a 4 piani, parcheggi interrati, superfici artigianali irrisorie (strano porto!). Gli stessi edifici storici in parte nascosti dalle nuove costruzioni. Senza una nuova piazza. Non pensiamo che da questo possa partire il rilancio del litorale. Il Piano di Recupero deve essere radicalmente cambiato ridimensionando superfici, volumi, altezze, distribuzione degli spazi.

Il Parco, le zone boscate e quelle dunali residue sono le vere risorse del litorale e così vanno trattate con i necessari investimenti. Devono essere salvaguardate e rese fruibili con percorsi pedonali e ciclabili per tutta la loro lunghezza, sia quelle lato mare che quelle lato monte. Vanno liberate da eventuali manufatti abusivi e dalla presenza dei cacciatori, incompatibile con la fruizione collettiva. Va valorizzata dal Parco e dall’Amministrazione comunale l’Oasi del WWF.

Il mare va infine salvaguardato anche dagli inquinamenti che ad esso trasportano i corsi d’acqua (Navicelli-Scolmatore, Arno, Fiume Morto) inquinati a causa della incompleta depurazione degli scarichi civili. Non basta la pur importante Bandiera Blu per nascondere che la situazione, certo migliore di quella di anni passati, non è ancora buona. Sono necessari maggiori investimenti per potenziare i depuratori esistenti e più impegno negli allacciamenti dei privati alla pubblica fognatura.

Pisa 31 gennaio 2020

L’articolo uscito su La Nazione del 02 Febbraio 2020